Asilo nido, facciamo le persone serie!

Ivan Losio - mercoledý, 07 novembre 2007

Anche quello dell’Asilo nido è un tema che qualcuno ha avuto il coraggio di strumentalizzare per la propria propaganda, seminando demagogia e disinformazione al solo scopo di screditare l’avversario politico. La palla lanciata dall’ultimo numero di Verdeblu è stata colta al balzo dalla stampa locale ed ha avuto l’ampio risalto di solito riservato a questi tipi di scoops. Ma, nonostante l’argomento fosse trattato in persona da un componente della vecchia Amministrazione di centrosinistra, Milo Carera, si è messa in luce la totale incompetenza in materia, relegando la trattazione di un tema così complesso ad una mera performance pseudo-giornalistica, del tutto simile ad un pettegolezzo da cortile. Si è persa un’altra occasione per informare la gente in forma corretta e con le giuste argomentazioni.

Parlare di asilo nido è molto facile, infatti, se non si ha un’idea chiara della normativa in materia: si pensa che sia un’attività dove è necessario disporre solo di una struttura, di insegnanti, di bambini e di soldi per gestire il tutto. Ed in questa veste è un argomento che si presta molto alla polemicuzza da due soldi.

In realtà, la tematica è molto più complessa. L’ex Assessore che, prima ancora di spiegarci molte delle sue bizzarre scelte in ambito di Lavori Pubblici, azzarda l’invasione nel campo delle politiche sociali, ignora completamente l’esistenza della Deliberazione della Giunta Regionale della Lombardia n. 20588 del 2005 che stabilisce l’unica possibile strutturazione di servizi sociali per la prima infanzia e, quindi, di asilo nido (in fondo alla pagina è disponibile il download).

Il provvedimento parla di 3 tipi di asilo nido: il nido famiglia, il micronido ed il nido. Il primo può essere gestito solo da associazioni di famiglie ed ha 5 come numero massimo di posti disponibili. Gli altri possono essere gestiti da enti pubblici o privati, possono ospitare fino a 10 (micronido) e 60 (nido) utenti, ma devono rispondere a determinati requisiti strutturali ed il personale che li gestisce deve avere specifiche competenze in materia, deve essere in numero rapportato al numero degli iscritti e sempre in compresenza. In sostanza, se fino a qualche mese fa chiunque, anche in casa propria, poteva aprire un nido famiglia ed ospitare fino a 8 bambini, oggi è possibile agire solo nell’ambito di queste tre tipologie di struttura. Al di fuori del nido famiglia (per il quale occorre essere associazioni di famiglie), perchè ci sia sostenibilità economica di un nido, considerati i requisiti minimi strutturali e di personale, occorre avere almeno un minimo di 30 utenti. A meno che non si applichino rette di 7/800 Euro al mese.
Questo è quello che dice la legge. Tutto il resto, argomentazioni uscite dalla penna di Carera, sono semplici chiacchiere.

L’esperienza di questi anni a Rivolta è stata quella di due nidi famiglia: uno gestito da una cooperativa ed un altro gestito da un privato. Ambedue hanno chiuso i battenti semplicemente perchè non avrebbero più potuto rimanere aperti: avrebbero potuto continuare la loro esperienza solamente trasformandosi in associazioni di famiglie (con conseguente limitazione a 5 iscritti) o elevarsi ad almeno 30 utenti con tutti i requisiti del caso.

Stupiscono tutte le affermazioni tipo: il Comune sapeva, il Comune non ha fatto nulla, si è perso un anno…

Forse ci si aspetta la realizzazione di un asilo nido comunale, ma questa è sicuramente una scelta che nessuna Amministrazione comunale, ai giorni nostri, prende più in considerazione. Le esperienze raccolte e i dati che si leggono in materia di asili nido, negli ultimi tempi, indicano che l’unica strada percorribile è dare spazio all’iniziativa privata. Una gestione di tipo pubblico risulta essere insostenibile, troppo costosa. A dirlo non sono solo io, ma è anche “Comunità Sociale Cremasca”, l’azienda costituita dai Comuni dell’ambito cremasco per la gestione associata di servizi sociali, l’ente che effettua, tra le altre cose, l’accreditamento e l’autorizzazione al funzionamento di attività come quelle degli asili nido. Nella relazione gestionale approvata lo scorso 17 ottobre dall’Assemblea dei Sindaci è scaturito che gli asili nido comunali nei 48 comuni del cremasco sono 7 e quelli privati 6. La spesa media annua pro-capite di ciascun utente per gestire l’attività è di 10.660,51 Euro per i nidi comunali e 4.747,12 per quelli privati. Ciò significa che un asilo nido comunale costa più del doppio di uno privato. Realizzare, quindi, ai giorni nostri, un asilo nido comunale è sicuramente una scelta amministrativa abbastanza azzardata. Oserei dire, irresponsabile.
C’è da tenere in considerazione un particolare di non poco conto: l’asilo nido comunale normalmente applica alle famiglie degli utenti le stesse rette di un asilo privato.
Come è stato detto, nel nostro territorio cremasco esistono asili nido comunali, ma si sta già pensando all’opportunità di privatizzarli per evitare il continuo apporto di denaro pubblico per sostenerne la gestione, che, tra l’altro, grava su tutti i comuni del distretto.

La nostra Amministrazione, quindi, si limita alla volontà di collaborare con aziende che vogliano intraprendere, nel nostro territorio comunale, una simile attività. Lungi da me gloriarmi per l’iniziativa presa da un privato. Questo è quello che lo stravagante articolista di Verdeblu ha voluto leggere all’interno di qualche mia dichiarazione volta a rispondere alle domande di un giornalista. In queste dichiarazioni ho solamente affermato che un’azienda sta lavorando per aprire un asilo nido a Rivolta d’Adda. Il progetto predisposto richiede tempo per la sistemazione dell’immobile individuato e la predisposizione di tutte le attività previste dalla Deliberazione della Giunta Regionale sopra richiamata.
Il Comune, al momento, può solo stare a guardare. Cos’altro può fare un Comune rapportandosi con un privato? Anche questo è un concetto che va chiarito in quanto, sulle pagine di Verdeblu, si legge che l’azienda in questione avrebbe rinunciato al suo progetto perchè il Comune non è disposto a collaborare economicamente. Mi stupisce anche qui l’assoluta incompetenza di una persona che è stata Assessore comunale, dimostrando di non ricordare che il Comune non può erogare denaro in forma diretta, ma lo può fare esclusivamente assegnando incarichi in gara o attraverso convenzioni per attività di interesse sociale. Il primo caso non è quello di cui stiamo parlando. Per il secondo, di quale convenzione possiamo parlare se l’attività non è ancora iniziata? E’ per caso possibile avviare trattative private per convenzioni future?

Ogni volta che leggo dichiarazioni di questo tipo mi stupisco, ma, a pensarci bene, non ci si può aspettare di più da gente che ha governato questa comunità per 5 anni senza mostrare la benché minima sensibilità per tematiche come quella che stiamo trattando. L’unica esperienza di nido famiglia sostenuta, tra l’altro non dal Comune ma dalla Fondazione Asilo Infantile, si è mostrata perdente fin dal suo sorgere essendo in itinere, già dal 2003, il provvedimento regionale che ne avrebbe decretato la chiusura.

Siamo stati governati da una compagine che ha scelto di perseguire l’obiettivo di portare Rivolta a quota 8000 abitanti e di spendere quasi 3 miliardi di lire per regalarci una nuova piazza e la proprietà dell’ex Cinema Ariston, senza pensare che già l’Asilo (scuola materna e non nido!) non ha più spazi per accogliere bambini, la mensa scolastica delle elementari sarà costretta, tra pochi giorni, ad occupare un’aula scolastica per riuscire a far pranzare tutti gli alunni a scuola ed anche la scuola elementare, presto, si troverà a fare i conti con gli angusti spazi a disposizione.

Se apriamo il capitolo dei tetti, qualche settimana fa alcuni alunni della scuola elementare hanno scritto al Sindaco per far rilevare l’impossibilità di utilizzare la palestra per le infiltrazioni di acqua piovana frutto di anni di incuria. Più di 300 mila euro serviranno in tempi brevi per rifare le copertura del Centro Socio-Culturale e della scuola media.

Vogliamo parlare di come è costretto ad operare il volontariato? L’Associazione Camminiamo Insieme, che da più di 10 anni offre ai diversamente abili rivoltani la possibilità di lavorare e fare esperienze di socialità è confinata nello scantinato della scuola elementare e per questo motivo non può ottenere l’accreditamento regionale che le permetterebbe di crescere ed ottenere interessanti finanziamenti pubblici. La Croce Bianca è esiliata nel magazzino comunale e costretta a parcheggiare le sue ambulanze per strada.

Sarebbe stato meglio per l‘ex Assessore ai Lavori Pubblici parlarci di questi argomenti. Dopotutto se n’è occupato per lunghi 5 anni e probabilmente avrebbe avuto molto da dire. Sarebbe stato curioso scoprire di quanto la competenza in questa sua materia superi quella che possiede in ambito di politiche sociali.

Ma non ci siamo persi nulla!


Link correlati:

  • DGR_20588_2005.pdf (624Kb)
    Il testo della Deliberazione della Giunta Regionale in materia di servizi sociali per la prima infanzia