Grazie Padre Pierino!

Ivan Losio - giovedý, 14 maggio 2009

Padre Pierino Regazzoli non c’è più. Se n’è andato, in silenzio, così come aveva vissuto, dopo un’intera vita dedicata agli altri. Di lui ci resta il tesoro della sua vicenda personale, il patrimonio della sua intensa storia fatta di sacrifici, di rinunce, di lunghi periodi passati lontano dai suoi cari, sempre e solo per servire gli altri.
Quante volte, di ritorno dalle sue lunghe permanenze in Burundi, alla mia domanda: “Quanto sta a casa, Padre?”, mi rispondeva: “Beh, la mia casa non è più questa. La mia casa è in Africa e sarà meglio che ci torni alla svelta!”.
Là Padre Pierino aveva dato vita ad una nuova comunità. Aveva insegnato a migliaia di persone a stare insieme ed a volersi bene. La sua vita non poteva essere che là, in mezzo alla gente per la quale si era speso. Anche se, in fondo in fondo, il pensiero verso la sua famiglia ed i luoghi della sua infanzia era forte e costante.
Un giorno, parlando delle sue vicende africane, mi disse che il suo legame con Rivolta d’Adda era un qualcosa di irrinunciabile. Ogni volta che doveva occuparsi di organizzare luoghi, servizi e sbrigare altre faccende legate alla gestione della sua nuova comunità, il suo punto di riferimento era la comunità di Rivolta, con il suo bagaglio di esperienza e di storia millenaria. Il continuo confronto con quanto aveva vissuto nel periodo dell’infanzia e dell’adolescenza in terra rivoltana era per lui una sorta di esame indispensabile per testare ogni idea ed ogni soluzione.
Si trattava di una grande, grandissima comunità. L’erezione di Matara ha accomunato 30.000 abitanti in un’estensione di un totale di 40 colline ad un’altitudine compresa tra i 1600 e i 1900 metri sul livello del mare. Sono state tante le volte nelle quali, offrendo un tozzo di pane ad un bambino affamato o riunendo le folle per la predicazione, Padre Pierino ha pensato all’impronta ricevuta dalla popolazione rivoltana, dai suoi usi e costumi, dalla natura dei legami che la costituiscono e la mantengono quale famiglia civile.
Grazie a lui, quindi, sappiamo che nel cuore dell’Africa c’è un pezzo di Rivolta d’Adda. C’è un grande nucleo sociale che, seppur con rilevanza quasi impercettibile, ha ricevuto dai rivoltani e dalla loro storia i fondamenti della convivenza civile.
Padre Pierino iniziò il suo servizio in Burundi nel 1968. Là, dove poi fondò la comunità di Matara, operò quale unico missionario per almeno 6 mesi. Affiancato da un confratello, insieme fondarono scuole, ospedali e dispensari capaci di rispondere alle esigenze delle persone di quella zona tutte abitanti in capanne. Con l’aiuto di un gruppo di 20 catechisti attivò programmi di educazione, istruzione e alfabetizzazione destinati a coloro che non potevano accedere alla scuola statale (in quell’epoca più dell’80 per cento della popolazione). Nel 1992, dopo il rientro in Italia per un periodo riposo, non gli fu più consentito di ripartire per l’Africa a causa di problemi di salute. Restò attivo quale animatore missionario presso la famiglia religiosa dei Missionari Saveriani, prima a Piacenza e poi a Desio.
Il 9 novembre 2008 ha celebrato la sua Messa d’oro a Rivolta d’Adda ed ha ricevuto, dalle mani del Sindaco Lamberto Grillotti, la benemerenza civica. Sulla pergamena consegnatagli vi era scritto: “La comunità di Rivolta d’Adda, grata per l’impegno umanitario profuso in lunghi anni di attività in campo internazionale, assegna a Padre Pierino Regazzoli la Benemerenza civica quale sprone ai concittadini di tutte le età ad imitarne l’esempio”.
Nella mattinata di ieri ha chiuso la sua vita terrena, improvvisamente, leggendo un libro, sulla sua poltrona, all’età di 78 anni.
Caro Padre Pierino, grazie per l’esempio che lasci alla tua cara comunità di Rivolta. Noi non ti dimenticheremo mai!